EstateLiberi 2015 a Cirò – Parte 6: conclusione

E!STATE LIBERI – CAMPO DI CIRO’ – L’ABBRACCIO FINALE
Sesta puntata – domenica 26 luglio – ultimo giorno

PRIMA RIFLESSIONE
Ultimo giorno. E le riflessioni sono tante.
Sicuramente torno a casa con la sensazione di aver ricevuto più di quello che ho dato:
– la voglia di fare nonostante le difficoltà;
– la pazienza di aspettare nonostante pratiche burocratiche lente per potere ridare i beni confiscati alla comunità.
– l’onestà e la dignità di un territorio dove non tutti sono mafiosi e dove chi non lo è ha bisogno di non essere lasciato solo.
– la vita in comune con altre persone con cui condividi un obiettivo: quello è la spinta a fare tutto. Dallo svegliarsi presto la mattina, al condividere gli spazi, all’organizzazione della giornata.
Mi porto a casa:
– la costanza e l’impegno dei soci della cooperativa TERRE JONICHE, che portano avanti il loro lavoro nonostante tutte le difficoltà e le fatiche.
– il desiderio di consigliare a chi conosco di partecipare almeno una volta nella vita ad un campo di volontariato di Libera. Perché fa la differenza.
– un senso di gratitudine nei confronti di tutti quelli che hanno permesso che questa esperienza potesse realizzarsi.

SECONDA RIFLESSIONE
…stavamo per arrivare a Cirò. Mancava veramente poco.
Lungo il tragitto i responsabili della cooperativa Terre Joniche iniziarono scherzosamente a metterci davanti agli occhi la cruda realtà.
Un paesino apparentemente innocuo e tranquillo si trasformò nelle nostre menti in uno dei paesi con la maggior densità ‘ndranghetista della Calabria.
Arrivammo a destinazione. Era sera e appena scesi dai furgoncini si formò una piccola folla che, incuriosita dall’arrivo di nuova gente, se ne stava lì a guardare.
Non vi nascondo l’infinità di paranoie che mi assalirono in quell’istante.
Nei giorni seguenti vivemmo in prima persona quella realtà.
Notai gli sguardi consumati dalla disperazione negli stessi anziani del posto, costretti e forse rassegnati a vivere nell’omertà per tutta la loro vita. Sguardi ormai arresi ma che gridavano aiuto e che ci davano forza per continuare la nostra lotta in nome della giustizia.
Penso che per raggiungere la giustizia occorra migliorare prima di tutto se stessi e imparare ad offrire aiuto al prossimo, senza pretendere nulla in cambio.
In questa settimana abbiamo costruito una recinzione che divide i terreni confiscati da quelli ancora in possesso della ‘ndrangheta.
Non abbiamo preteso nulla in cambio, ma così facendo, abbiamo imparato il vero significato di quest’esperienza: fare del bene.
Quel genere di bene spontaneo che ti fa amare la vita, che ti appaga, che ti fa apprezzare le piccole cose fatte col cuore e che, cosa ancor più importante, ci dà la forza di continuare la nostra battaglia.

Prima di partire non ho sentito il bisogno di portate tante cose.
Ho invece portato un costante silenzio interiore che mi porta ad essere consapevole delle vicende che accadono e sono accadute qui a Cirò.

Penso che per poter combattere il male, occorra trovare la giustizia dentro se stessi.
Capire che siamo vivi, e che possiamo esercitare il nostro intento nella vita quotidiana.
Quindi se vediamo un’ingiustizia, piccola o grande che sia, dobbiamo esercitare l’intento mentale di non essere d’accordo.
Già solo l’essere consapevoli di non essere d’accordo, ci darà la forza di proseguire la nostra battaglia.

Grazie a tutti per quest”esperienza.

Stefano Coda

About Post Author

Associazione "No Mafie Biella" - Via Orfanotrofio 14 - 13900 - Biella - C.F.: 90055970025 - mail info@nomafiebiella.it