GLOSSARIO

 


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AMBIENTE

 

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ANTIMAFIA

 

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APPALTI

 

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AZZARDO

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CAVE

 

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COMPRO ORO

 

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CONCUSSIONE

 

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CONFISCA

 

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CORRUZIONE

 

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CRIMINALITA' ORGANIZZATA

 

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CRIMINALITA’

 

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DROGA

 

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EDILIZIA

 

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ESTORSIONE

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EVASIONE FISCALE

 

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FALSARI - SPACCIO DENARO

 

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FALSO

 

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FINANZA

 

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FRODI

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FURTO

 

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GIUSTIZIA

 

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INCENDI

 

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INSICUREZZA SOCIALE

 

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INTIMIDAZIONE

 

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LAVORO

 

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LEGALITA’

 

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LIBERA

 

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MAFIA

 

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MEMORIA

 

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MIGRANTI

 

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PECULATO

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POLITICA

 

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POVERTA’

 

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PROSTITUZIONE

 

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RACKET

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RICETTAZIONE

 

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RICICLAGGIO

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SANITA'

 

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SEQUESTRO

 

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SMALTIMENTO RIFIUTI

 

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TRASPARENZA

 

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TRUFFA

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USURA

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CONCUSSIONE
La concussione (dal latino tardo concussio «scossa, eccitamento»  dunque «pressione indebita, estorsione»)  è il reato del pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o delle sue funzioni, costringa (concussione violenta) o induca (concussione implicita o fraudolenta) qualcuno a dare o promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità anche di natura non patrimoniale.
Reato tipico dell'ordinamento giuridico penale della Repubblica Italiana, la fattispecie concussiva non è presente nella maggior parte degli ordinamenti europei e internazionali (al suo posto troviamo l'estorsione aggravata). I beni tutelati dalla fattispecie sono pubblici (buon andamento e imparzialità della Pubblica amministrazione) e allo stesso tempo anche privati (tutela contro abusi di potere e lesioni della libertà di autodeterminazione). Tra i delitti dei pubblici ufficiali contro la Pubblica amministrazione, la concussione è il reato più gravemente sanzionato.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

È un reato proprio in quanto può essere commesso solo dal pubblico ufficiale. La condotta incriminata consiste nel farsi dare o nel farsi promettere, per sé o per altri, denaro ("mazzetta" nel gergo giornalistico) o un altro vantaggio anche non patrimoniale abusando della propria posizione. Prima della Legge 6 novembre 2012, n. 190, soggetto attivo del reato poteva essere anche l'incaricato di pubblico servizio.

costrizione e induzione.

  • La costrizione è intesa nel senso di coercizione psichica relativa, cioè essa implica la prospettazione di un male ingiusto alla vittima, la quale rimane tuttavia libera di aderire alla richiesta o di subire il male minacciato.
  • L'induzione invece si realizza mediante comportamenti di sopraffazione del privato non direttamente riconducibili alla violenza psichica relativa (allusioni, silenzi, metafore) idonee a influire sul processo motivazionale del privato creando uno stato di soggezione psicologica. In questo contesto, la giurisprudenza negli ultimi anni ha creato la figura di "concussione ambientale" che si ravvisa quando il privato è indotto a compiere l'azione, più che da un comprovato comportamento induttivo del soggetto pubblico, dalla convinzione di doversi adeguare a una prassi consolidata, cioè la convinzione che quella dazione o promessa costituiscano i soli strumenti per ottenere un concreto agire degli organi amministrativi.

La concussione rientra certamente tra i cosiddetti reati di cooperazione con la vittima in quanto il comportamento della vittima è determinante ai fini della configurabilità della fattispecie, infatti qualora non avvenisse la dazione o la promessa il reato non si configurerebbe. È però ammesso il tentativo, che si configura qualora il soggetto pubblico compia atti diretti a costringere o indurre taluno a dare o promettere, ma effettivamente non seguano la dazione o la promessa.
Il soggetto passivo secondo l'impostazione originaria del Codice Rocco era solo la pubblica amministrazione; oggi invece, alla luce dei valori costituzionali che pongono l'accento sulla centralità della persona nel sistema giuridico, il soggetto passivo è anche il concusso, coartato nel suo diritto alla libera autodeterminazione e leso nella sua integrità patrimoniale.
Il dolo è generico e consiste nella coscienza e volontà di compiere il reato.
Il reato non è configurabile per colpa.
L'abuso delle qualità e l'abuso dei poteri
Il pubblico agente "abusa" della propria qualità quando non si limita a dichiararne il possesso, o al limite, a farne sfoggio, ma, per il contesto, l'occasione, le modalità in cui viene fatta valere, essa appare priva di altra giustificazione che non sia quella di far sorgere nel soggetto passivo "rappresentazioni induttive o costrittive di prestazioni non dovute", deve cioè assumere efficacia psicologicamente motivante.
L'abuso dei poteri avviene nel momento in cui l'agente li esercita fuori dai casi o al di là dei limiti, stabiliti dalla legge: quando non dovrebbero essere esercitati ovvero quando dovrebbero essere esercitati in modo diverso.

Concussione e truffa aggravata
La truffa aggravata è configurabile quando la qualità o funzione del pubblico ufficiale concorrono in via accessoria alla determinazione della volontà del soggetto passivo, che viene convinto con artifici o raggiri ad una prestazione che egli crede dovuta. Invece deve ravvisarsi concussione tutte le volte che l'abuso delle qualità o della funzione del pubblico ufficiale si atteggia come causa esclusivamente determinante, così da indurre il soggetto passivo all'ingiusta dazione che egli sa non dovuta.

Concussione e corruzione propria
La differenza tra le due figure, non sempre facilmente delineabile, risiede per la giurisprudenza maggioritaria nel "metus publicae potestatis". Se la dazione o la promessa sono compiute dal privato, in quanto posto in uno stato di soggezione derivante dall'abuso del soggetto pubblico si integra concussione. Viceversa se i due soggetti liberamente agiscono per un risultato comune, si integra l'ipotesi di corruzione.
Nel caso della concussione il concusso cerca di evitare un danno (certat de damno vitando), mentre nella corruzione cerca di ottenere un vantaggio (certat de lucro captando).
Si parla di corruzione impropria quando il pubblico ufficiale per compiere la transazione corrotta deve porre in essere atti conformi ai doveri d'ufficio. La corruzione sia propria che impropria può essere antecedente o susseguente. È detta antecedente quando la retribuzione è pattuita anteriormente al compimento dell'atto e al fine di compierlo, susseguente invece quando la retribuzione concerne un atto contrario ai doveri d'ufficio già compiuto.

Concussione e corruzione ambientale
La corruzione ambientale è quel fenomeno per il quale una persona sia convinta che determinati comportamenti, quali la prestazione dell'indebito, siano dovuti da ormai una consolidata prassi popolare utilizzata da tutti e per questo anche se non lecita, "normale"; chiaro che, perché si configuri il reato c'è sempre bisogno che il privato venga indotto da un comportamento del pubblico agente.

 

ESTORSIONE
L'estorsione, in diritto, è un reato commesso da chi, con violenza o minaccia, costringa uno o più soggetti a fare o a non fare qualche atto al fine di trarne un ingiusto profitto con altrui danno.
È una tipica attività spesso utilizzata dalle organizzazioni criminali (soprattutto le organizzazioni di tipo mafioso) a cui si ricorre per acquisire capitali ingenti, ma soprattutto per controllare il territorio.

In Italia
Nell'ordinamento italiano, il reato è sanzionato dall'art. 629 del codice penale italiano.
È ingiusto il profitto che non è tutelato né direttamente né indirettamente dall'ordinamento giuridico.
Esempi
Sono esempi di estorsione:

  • il pizzo o la cosiddetta protezione, consistente nell'attività criminosa, generalmente volta ad ottenere da parte di un operatore economico un pagamento periodico in cambio di una presunta offerta di protezione;
  • il comportamento intimidatorio del datore di lavoro che concorda con i propri dipendenti salari non adeguati alle ore di lavoro prestate.

Sono riconducibili all'estorsione anche il sequestro di persona a scopo di estorsione e la concussione ma il codice penale li prevede come reati a sé, con pene più gravi.
secondo il recente rapporto di S.O.S. Impresa[senza fonte], si possono distinguere 4 tipi principali di estorsione di stampo mafioso:

  • pagamento "concordato": Si paga una tantum all'ingresso e poi si pattuiscono rate mensili di solito rapportate al giro d'affari dell'attività.
  • contributo all'organizzazione: Periodicamente si presentano 2 o più persone per chiedere il contributo in occasione di varie ricorrenze.
  • contributo in natura: Si offrono prestazioni gratuite alla cosca (come ad esempio cerimonie nuziali e battesimi gratis).
  • cavallo di ritorno: Consiste nel furto di auto, attrezzi agricoli o altro che vengono restituiti solo dopo il pagamento di una tangente.

Voci correlate

FALSO IN BILANCIO
Il falso in bilancio o frode contabile  in diritto societario è la compilazione di false comunicazioni sociali ovvero una rendicontazione non veritiera e corretta dei fatti accaduti e degli indicatori di rilievo che dovrebbero essere espressi nel bilancio d'esercizio di un'azienda.
Atteso che il bilancio di un'azienda è un documento che appositamente si redige perché i soci e i terzi possano reperirvi quelle informazioni sulla base delle quali assumere delle decisioni (in genere commerciali, comunque d'ordine economico) riguardanti l'azienda medesima, e considerato che il bilancio non si rivolge solo al capitale investitore, ma anche alle classi lavoratrici e alla collettività, la retta compilazione è considerata obbligatoria e inderogabile presso la quasi totalità degli ordinamenti del mondo in quanto garanzia di tutela della fede pubblica che al bilancio deve concedersi.
La scorretta compilazione, necessariamente implicante la falsità di rappresentazione della situazione aziendale, è pertanto in genere considerata una frode e diffusamente gestita come reato in quasi tutti gli ordinamenti. Non di rado si tratta di un reato specificamente riferito a quel tipo di documento, talora è invece riguardato come forma del falso ideologico o alla falsità in atti genericamente intesa a seconda della qualificazione di "atto" che possa attribuirsi alla scritturazione contabile. 4.3 Italia

Caratteristiche generali
Il bilancio di un'azienda è in genere composto di dati cosiddetti "oggettivi", riferibili cioè a valori numerici pressoché assoluti desumibili dalla fattualità, e da dati detti "di stima".
Questi ultimi riguardano i valori che è in pratica l'azienda stessa ad attribuire a quelle voci di bilancio che devono essere aggiornate annualmente secondo le intervenute variazioni dei rispettivi mercati di interesse. Ad esempio fra le immobilizzazioni, è chiaro che il valore di un bene immobile da iscrivere dipende da una stima la cui rispondenza alla reale situazione di mercato, per il momento di riferimento, sta tutta alla corretta valutazione del perito, divenendo quindi un dato di fonte "soggettiva" pur nella condizione professionale dell'estimatore. Deperimenti e avarie, deprezzamenti e svalutazioni dei beni componenti il patrimonio dell'azienda sono elementi la cui definizione in bilancio comporta un intervento di valutazione non oggettiva, almeno in senso stretto. Ne discende che "orientare" l'apprezzamento di questi valori in senso ottimistico o pessimistico è già una manipolazione che attenta al requisito di veridicità del redigendo documento.
Ma anche sui dati oggettivi si effettuano manipolazioni che si innestano su atti e azioni di dettaglio già provvisti di loro autonoma falsità. Frequentemente l'illecito è operato infatti mediante interventi truffaldini, che nel caso in cui si voglia - ad esempio - sottorappresentare gli utili reali dell'impresa, ne sminuiscono gli utili con occultamento di  ricavi(con l'omessa o fraudolenta emissione di ricevuta fiscale- o con altri mezzi) e accusando costi non davvero sostenuti (tipicamente mediante la falsa fatturazione da parte di terzi). E analogamente nel caso contrario in cui si intenda sovrarappresentare l'azienda, occultando stavolta i costi e magnificando i ricavi.

 

FRODE
La frode è un comportamento in genere consistente di artifici o raggiri finalizzati al conseguimento di illeciti profitti. In diritto penale si esplicita in diverse fattispecie tipiche, fra le quali il reato di:

 

FURTO
Il furto è un atto di prevaricazione e si intende in genere l'impossessamento indebito di un bene di proprietà altrui ed è l'azione tipica del ladro.
Si riferisce classicamente alla sottrazione di un bene mobile in danno del legittimo proprietario, ed in tempi recenti la disciplina è stata estesa anche al furto di beni immateriali.
L'oggetto materiale dell'azione del furto è necessariamente una cosa mobile. Come tale si intende ogni entità fisico-materiale, diversa dall'uomo o dal cadavere, che presenti i caratteri della definitezza spaziale e dell'esistenza autonoma, e sia idonea a soddisfare un bisogno umano sia morale che materiale e formare oggetto di diritti patrimoniali. Tale cosa deve essere suscettibile di valore di scambio (pecuniario o affettivo).
Tra le cose mobili vengono inserite anche le energie naturali (energia elettrica, gas, energia termica), purché costituiscano una sottrazione ad altri soggetti. Le onde radio in chiaro, che possono essere percepite da tutti, non possono costituire oggetto di furto; diverso è il caso delle onde radio relative ai sistemi informatici, anche se le relative reti non sono state protette da password: la giurisprudenza è unanime nel ritenere che il collegamento a Internet attraverso reti wireless non protette i cui diritti di utilizzo sono detenuti da terzi, in forza di contratti con Internet Service Provider, costituisce reato di furto.
Da quanto detto, ne deriva che i beni immobili non rientrano nell'ambito di applicazione di questo reato, ma sono disciplinati da altri istituti giuridici.
Azione
L'azione esecutiva che costituisce il reato, è l'impossessamento del bene altrui: questo impossessamento deve essere seguito senza minaccia o violenza, per non trapassare nell'ipotesi di rapina.
Stabilire quando si verifica l'impossessamento ha creato varie correnti di pensiero storiche:

  • Porre la mano sulla cosa altrui
  • Spostamento della cosa altrui dal luogo in cui si trova (teoria dell'amotio)
  • Asportazione della cosa altrui fuori dalla sfera di custodia del possessore (teoria dell'ablatio)
  • Trasporto da parte del ladro della cosa rubata nel luogo prestabilito (teoria dell'illazione)

Circostanze aggravanti- Uso della violenza sulla cosa
La ragione dell'aggravante (cosiddetta "effrazione") sta nella maggiore pericolosità che l'agente dimostra servendosi della violenza e nella riduzione della difesa del bene, prodotta dall'uso di un mezzo di aggressione più efficace del normale.
Usare violenza sulla cosa significa danneggiarla, trasformarla oppure destinarla ad una finalità diversa da quella che ha originariamente; il significato del termine "danneggiare" viene fornito dal delitto di danneggiamento, il quale stabilisce che danneggiare un bene significa distruggerlo, disperderlo, deteriorarlo o renderlo inservibile. La violenza deve essere operata prima o compiendo il reato, dunque non è rilevante ai fini del furto che la cosa sia stata fatta oggetto di violenza dopo il fatto; inoltre la cosa sulla quale si rivolge la violenza deve presentare una sufficiente capacità difensiva, altrimenti non emerge l'aggressività dell'agente. L'oggetto della violenza deve essere necessariamente la cosa, poiché l'uso della violenza contro la persona è elemento oggettivo del reato di rapina.
L'aggravante è incompatibile con la contravvenzione di possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli poiché l'uso di tali strumenti è strumentale alla commissione del furto e dunque il relativo possesso è giustificato.

Uso di mezzi fraudolenti
L'aggravante è prevista in quanto l'uso di mezzi fraudolenti evidenzia una maggiore aggressività da parte dell'agente e genera una diminuzione della difesa del bene a causa dell'insidiosità del mezzo. Per mezzo fraudolento si intende uno strumento oppure uno stratagemma diretto a superare l'ostacolo che l'avente diritto abbia posto a difesa del bene.
L'ostacolo può essere materiale o personale: i mezzi tradizionali per aggirare l'ostacolo materiale sono la chiave e la scalata, mentre per l'ostacolo personale è il raggiro. La chiave è uno strumento fraudolento sia quando è falsa sia quando è autentica, ma in questo secondo caso il ladro deve esserne venuto in possesso illegittimamente; la scalata consiste invece nell'introdursi all'interno di un luogo con modalità differente da quella ordinaria. Il raggiro deve avere lo scopo di facilitare la sottrazione della cosa e non di farsela consegnare dal soggetto passivo, altrimenti si configura il reato di truffa, dove l'artificio è finalizzato ad ottenere l'atto di disposizione patrimoniale da parte dell'offeso.
Furto di capi di bestiame
Furto di armi, munizioni ed esplosivi
Furto in abitazione e furto con strappo
Reati affini

 

INTIMIDAZIONE
Il reato consiste nella previsione per soggetti terzi di una futura lesione, la cui esecuzione è provocata dall’assoluta volontà del soggetto agente. L’intimidazione è un atto minaccioso, e in molte fattispecie è la base o la trama di più pesanti delitti contro la persona quali l’uccisione, i pregiudizi personali, la rissa. In molti casi i presagi palesi o indiretti di alcune condotte come “pregiudizievoli” della propria autodecisione morale e psichica provocano in taluni individui conseguenze assai spiacevoli, repliche coincidenti con azioni violente ed è soprattutto questo un aspetto che non può essere assolutamente smentito dai fatti.
Il profilo di tipo mentale di tale fattispecie criminosa è l’intenzione generica, intesa dal punto di vista della legge come la riproduzione della coscienza e dello scopo di terrorizzare una persona. L’intenzione è volta a produrre la minaccia della vittima del reato, e non rileva il fatto che essa include lo scopo di eseguire l’azione minacciosa garantita. Peraltro, credo che in questa fattispecie criminosa l’elemento di prova sia assai difficile da estrarre.
Per essere precisi, il momento in cui viene commesso il reato va a coincidere con una limitazione di quella che risulta essere la volontà degli altri ovvero la metodologia che viene utilizzata deve essere idonea a intimorire un soggetto. Per dirla in maniera breve, il reato si realizza nell’istante in cui l’autonomia a livello mentale e morale di un soggetto viene ridotta per effetto di forme intimidatorie.
Si tratta di un reato in cui viene meno l’elemento dell’azione e che possiede una tipologia flessibile in quanto le forme intimidatorie possono essere realizzate con differenti modalità e metodologie ovvero attraverso espressioni, dichiarazioni, riproduzioni a livello grafico, azioni, con azioni sia dirette che a livello indiretto (con sms per telefono, mms, mail, tramite web). L’interesse di carattere giuridico che viene tutelato in tale illecito è l’intenzione autonoma di un soggetto e, quindi, la totale attuazione del suo livello di autonomia etica.
È altresì fondamentale sottolineare che per completare il reato di intimidazione non è sufficiente che le minacce vengano rivolte direttamente di fronte al soggetto leso ma basta solo che lo stesso ne venga a conoscenza anche in maniera indiretta da altre persone, sempre che tutto ciò sia capitato in una circostanza in cui si ritiene che il colpevole abbia manifestato la reale ed effettiva volontà di originare forme minacciose.

 

PECULATO
Il peculato, nel diritto penale italiano, è il reato previsto dall'art. 314 (Peculato) del codice penale, in virtù del quale il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria; detto reato è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.
La disciplina del peculato è stata modificata con la Legge 86/1990, recante Modifiche in tema di delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione.

 

RACKET
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Racket è un termine della lingua inglese che indica attività criminali finalizzate a controllare determinati settori delle attività economiche e commerciali, essenzialmente con estorsione di denaro con minaccia ed intimidazione e punendo materialmente chi si rifiuta di sottostare a questo sistema.

RICETTAZIONE

1 DIR Reato di chi, a scopo di lucro proprio o altrui, riceve, occulta o acquista denaro o cose di illecita provenienza: r. di merce rubata, di contrabbando; condannato per r.

2 ant. Il ricettare, il dare ricetto, ricovero

 

TRUFFA
Nel diritto italiano, la truffa è l'ottenimento di un vantaggio a scapito di un altro soggetto indotto in errore attraverso artifici e raggiri (nel diritto anglosassone si parla di "false rappresentazioni", così come, diversamente dall'Italia, in altri diritti oggettivi -Austriaco e Tedesco, per es.- l'errore può essere già presente nella mente della vittima).
Nell'ordinamento giuridico italiano la truffa è un reato previsto dall'art. 640 del codice penale ed è un esempio di reato a forma vincolata. È definita come attività ingannatoria capace di indurre la parte offesa in errore attraverso artifici e raggiri per indurla a effettuare atti di disposizione patrimoniale che la danneggiano e favoriscono il truffatore o altri soggetti, procurando per quest'ultimi un profitto corrispondente al danno inferto alla vittima.
"Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da cinquantuno euro a milletrentadue euro.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da trecentonove euro a millecinquecentoquarantanove euro: 1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare [c.p.m.p. 162, 32quater]; 2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l'erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell'Autorità [649].
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un'altra circostanza aggravante"
È un reato a dolo generico e di evento, cioè si consuma nel momento della verifica dell'evento dannoso per la vittima e proficuo per il reo. È perseguibile a querela di parte a meno che non si verifichi una delle circostanze aggravanti previste dall'art. 61 C.P., nel qual caso è perseguibile d'ufficio.
Sono inoltre previste due circostanze aggravanti speciali che rendono il reato parimenti procedibile in quest'ultima forma:

  • se la truffa è a danno dello Stato o di altro ente pubblico
  • se è commessa facendo nascere nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l'erroneo convincimento di dover eseguire un ordine dell'autorità.

Sono previste inoltre speciali fattispecie di reato autonome, ovvero la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis C.P.), la frode informatica (art. 640-ter C.P.) e la frode assicurativa (art. 642 C.P.).
Attualmente (dal 1 gennaio 2010 in Italia) è possibile intentare una azione collettiva (class action) in caso di truffa che coinvolga una pluralità di individui che abbiano un diritto leso comune.

Truffa ai danni di persone fisiche

La truffa ai danni dei singoli, come quelle che colpiscono le società consistono in primo luogo nell'individuare le vulnerabilità della vittima (stato di salute fisico, psicologico, economico, gusti e preferenze personali) operando in tre fasi:

  • raccolta illegale di informazioni personali (dati anagrafici, medici, abitudini quotidiane, età), con telefonate, pedinamento o interrogazione di vicini di casa impersonando pubblici ufficiali, amici, tecnici riparatori.
  • utilizzazione delle informazioni per scegliere la truffa che meglio si adatta alla vittima.
  • scelta del momento e del luogo ideale, spesso un orario in cui un condominio o un vicinato sono meno frequentati o in cui la vittima è sola in casa, o se in piena strada, simulando una situazione di emergenza (es. un incidente).

Le truffe più diffuse sono più spesso a danno di persone sole, spesso anziani ma anche coloro che soffrono di una situazione di disagio, malattia o che non sono in grado di intendere e di volere (circonvenzione di incapace), perciò meno attente ai pericoli esterni.
Il truffatore può carpire la buona fede di una persona per diversi scopi:

  • raccogliere dati sensibili senza il consenso dell'interessato (violazione della privacy) per vendere i dati ricavati a terzi.
  • farsi dare soldi in cambio di beni o servizi inesistenti.
  • fare firmare un contratto-capestro con la scusa di raccogliere delle firme per una petizione.
  • introdursi in casa altrui e portare via beni di valore distraendo la vittima con l'aiuto di un complice.
  • richiedere un congruo anticipo su un'eredità (finte tasse o spese postali), un premio, un posto di lavoro fittizio.
  • richiedere una partecipazione azionaria a una società fittizia dietro promessa di ingenti guadagni.
  • assumere un rappresentante o un artigiano chiedendogli però di anticipare le spese per l'acquisto dei materiali di lavorazione.
  • fare lavorare gratis una persona spacciando la propria società per ente senza scopo di lucro.
  • utilizzare illegalmente i diritti di autore di una persona per le proprie pubblicazioni.
  • indurre con l'inganno un utente internet a fare una connessione (cfr. dialer, malware) particolarmente costosa.
  • indurre con l'inganno a telefonare a un numero a tariffa elevata (spesso un numero con 899... o prefisso estero 00...).
  • vendere un prodotto con pubblicità ingannevole, descrivendolo o ritraendolo come migliore (talvolta diverso) o meno costoso di quanto non sia in realtà.
  • indurre con l'inganno a firmare un contratto di assunzione per un impiego/prestazione diverse da quelle specificate o diversamente retribuito rispetto a quanto specificato o con mansioni o orari extra rispetto al contratto (cfr. diritto del lavoro, sindacato).

Il truffatore può sollecitare con l'inganno via telefono, e-mail o finte televendite inducendo a:

  • acquisti di beni inesistenti o di valore inferiore a quello dichiarato,
  • richiedendo numeri di carte di credito o debito con vari stratagemmi, ad esempio una donazione per false associazioni benefiche.
  • indurre dolosamente la vittima a attivare contratti per servizi non richiesti.

Voci correlate

  • Catena di sant'Antonio
  • Frode informatica
  • Gioco delle tre scatolette (anche detto Gioco delle tre carte)
  • Insolvenza fraudolenta
  • Schema di Ponzi
  • Truffa alla nigeriana (anche detta Truffa 419)
  • Truffa di Valentin

 

USURA
L'usura (parola latina per interesse) è la pratica consistente nel fornire prestiti a tassi di interesse considerati illegali, socialmente riprovevoli e tali da rendere il loro rimborso molto difficile o impossibile, spingendo perciò il debitore ad accettare condizioni poste dal creditore a proprio vantaggio, come la vendita a un prezzo particolarmente vantaggioso per il compratore di un bene di proprietà del debitore, oppure spingendo il creditore a compiere atti illeciti ai danni del debitore per indurlo a pagare.

Caratteristiche

Di solito le vittime dell'usura sono persone e aziende in difficoltà economiche, alle quali è precluso il credito bancario, in ragione della consapevolezza da parte della banca della presumibile insolvenza di chi chiede prestiti. Tali persone e aziende trovano credito presso canali non ufficiali.
Chi concede il prestito a tassi d'usura conta di rivalersi, in caso di mancato pagamento, sul patrimonio del debitore, che accetta il prestito anche a tali condizioni, sperando di poterlo comunque restituire.
Frequentemente gli usurai (detti comunemente strozzini) svolgono altre attività illegali, dalle quali provengono i capitali che essi prestano e compiono altri atti illeciti, come il riciclaggio di denaro guadagnato illecitamente o atti di violenza per piegare la volontà delle loro vittime.
Talora, l'usuraio già dispone di un notevole patrimonio personale ed è in grado di fornire garanzie ai creditori per prestiti di un certo ammontare.
A volte si limita a firmare una fideiussione, che permette alla vittima di ottenere un prestito. L'istituto di credito rifiuta di concedere un prestito a chi non fornisce sufficienti garanzie e/o capacità di rimborso futuro, e la fideiussione può aprire le porte al credito. In questo modo, l'usuraio potrebbe riscuotere interessi, senza anticipare alcuna somma.
Diversamente, l'usuraio potrebbe prendere a prestito il denaro da un istituto di credito, garantendo col suo patrimonio, e girando le somme alle vittime a tassi usurai. Tuttavia, prestiti frequenti di ingenti somme potrebbero essere segnalati, e l'usuraio chiamato a documentare l'impiego delle aperture di credito. L'usuraio non è considerato un lavoro a norma di legge pertanto non è definito come professione.
Il giro di affari annuo dell'usura in Italia è stimato in 30 miliardi di Euro ed interesserebbe 150.000 esercizi commerciali. È altresì stimato che al 36% tale giro di affari sia controllato dal crimine organizzato[1].

Legislazioni antiusura

La maggioranza dei Paesi prevede un tasso limite oltre il quale il prestito si definisce usuraio. A volte il tasso limite è un valore assoluto, altre volte aggiornato periodicamente dai Governi e "agganciato" ai tassi di interessi correnti e all'andamento dell'inflazione.
Dove non è previsto un valore-limite, spesso è richiamato un principio di proporzionalità ai tassi correnti e alle condizioni del caso, che lascia ai giudici ampia discrezionalità di interpretazione.
Alcune legislazioni, sia con un tasso-limite che con un orientamento più liberista, prevedono la nullità "ab initio" dei contratti stipulati con tassi di interesse ritenuti usurai. In questo caso, la vittima dell'usura non è tenuta a restituire il capitale prestato.

Europa

In sede comunitaria esiste una proposta di Consumer Credit Directive, che liberalizza completamente il mercato del credito, non ponendo limite né all'ammontare dei prestiti né ai tassi di interesse applicabili.
La Direttiva introduce in materia il principio, diffuso in finanza e in altri settori, dell'home country control. Sarebbero autorizzate a prestare denaro in tutto il continente, società di finanziamento con sede legale nel Regno Unito, dove le leggi antiusura sono molto meno restrittive che in Francia o Germania.
Diverrebbero non conformi alla normativa comunitaria i controlli nazionali sui tassi antiusura, praticati da Paesi quali Italia, Francia, Germania e Olanda.
Una materia non disciplinata dalla giurisprudenza comunitaria è la validità/nullità dei contratti in base a determinate clausole. In questo senso, le leggi che prevedono la nullità ab initio dei prestiti con tassi superiori a una determinata soglia, manterrebbero la loro efficacia nel territorio nazionale.
In Europa, la soglia di tolleranza è del 30%, in Italia del 50%, ed è riferito ad un altro parametro, il TAEG. Il TAEG è un indicatore ex post, aggiornato e variabile periodicamente, il Tasso Effettivo Globale, usato nel resto d'Europa è un indicatore ex ante.

Italia

Codice rocco e normative precedenti

Le teorie di Smith e Ricardo in materia di prestito ad interesse furono accolte dal Codice Zanardelli che cancellò il reato di usura.
Una netta svolta nell'orientamento dottrinale della nostra legislazione si ebbe nel corso degli anni venti, sicché nel Codice Rocco del 1930 esso venne nuovamente contemplato, e lo è tuttora.

Legge n. 108/1996

La legge n. 108 del 7 marzo 1996 (pubblicata sulla G.U. nr. 58 del 09/03/1996) inasprisce le pene, e disciplina diritti e tutele delle vittime dell'usura.
La legge italiana prevede sia un limite relativo che una valutazione caso per caso da parte del giudice, e la nullità delle clausole che prevedono interessi da usura.
Stabilisce un limite relativo per il tasso di usura, riferito al Tasso Effettivo Globale Medio (art.2), rilevato ogni tre mesi dall'Ufficio Italiano Cambi. L'UIC è costituito presso la Banca d'Italia, di proprietà degli istituti di credito.
La 108 del 1996 indica come usurari gli interessi sproporzionati rispetto alla prestazione, se chi li ha promessi si trova in difficoltà economiche o finanziarie (art. 1).
La legge stabilisce la nullità delle clausole nelle quali sono convenuti interessi usurai (art. 4), e quindi la nullità dell'intero contratto. La nullità è estesa con provvedimento non impugnabile del presidente del Tribunale anche a tutte le ipoteche poste su beni a garanzia di titolo di credito, e ai protesti elevati dall'usuraio per presentazione a pagamento del titolo esecutivo di credito (art.18).
La vittima di usura non è tenuta a risarcire né gli interessi per un ammontare al di sotto della soglia di usura, né l'eventuale differenza fra capitale prestato dall'usuraio e le somme già trasferitegli.
La normativa (art.1) introduce il sequestro dei beni dell'usuraio per risarcire le vittime delle somme già corrisposte (sia come interessi che come rimborso del capitale prestato). La confisca si applica anche ai beni dei quali "il reo ha disponibilità per interposta persona", intestati a terzi che svolgono il ruolo di "prestanome".
Viene equiparato alle pene del reato di usura anche chi fa dare o promettere a sé o terzi compensi usurai, per la mediazione.
Tale fattispecie riguarda anche chiunque non presti denaro direttamente alle vittime, ma conferisca denaro agli usurai, con l'intento di partecipare agli interessi derivanti dalla loro attività.
Viene istituito un fondo di solidarietà per le vittime che prevede l'erogazione di mutui a 5 anni e tasso zero proporzionale alle somme corrisposte all'usuraio, e alle perdite o mancati guadagni derivanti dal delitto di usura (art. 14).
Le vittime che non denunciano il reato e corrispondono il prestito e gli interessi usurai, perdono tutti questi diritti: "La prescrizione del reato di usura decorre dal giorno dell'ultima riscossione sia degli interessi che del capitale" (art.11): confisca dei beni, accesso al fondo di solidarietà, cancellazione di protesti e ipoteche secondo la legge si applicano solamente in caso di condanna.
La denuncia non è obbligatoria e non comporta conseguenze penali.
Confindustria ha adottato un'autoregolamentazione che prevede l'espulsione degli iscritti che paghino il "pizzo" o non denuncino pratiche usuraie.
Il codice penale disciplina in modo differente i reati di anatocismo e di usura. La capitalizzazione composta degli interessi può comunque portare a un interesse complessivo superiore alle soglie dell'usura.
Epoca contemporanea
La principale novità introdotta dalla legge 23 febbraio 1999 n. 44, è la possibilità di sospendere le azioni esecutive, quali pignoramento o sfratto.[2]
Sentito il parere favorevole del presidente del tribunale, il prefetto ordina la sospensione delle azioni esecutive nei confronti delle vittime di usura e di estorsione.
Oggi il Testo Unico Bancario sancisce che il tasso di interesse massimo oltre al quale un prestito viene definito usurario è stabilito dall'UIC (Ufficio italiano cambi). In questo modo, la Banca Centrale stabilisce i valori minimo e massimo entro i quali variano i tassi di interesse (il tasso di sconto è l'interesse minimo al quale le banche prestano denaro, e l'UIC è costituito presso la Banca Centrale).

Voci correlate

 

RICICLAGGIO DI DENARO
Il riciclaggio di denaro è quell'insieme di operazioni mirate a dare una parvenza lecita a capitali la cui provenienza è in realtà illecita, rendendone così più difficile l'identificazione e il successivo eventuale recupero.
In questo senso è d'uso comune la locuzione di riciclaggio di denaro sporco. Esso è uno dei fenomeni su cui si appoggia la cosiddetta economia sommersa e costituisce dunque un reato per cui vale l'incriminazione per riciclaggio.
L'incriminazione del riciclaggio è considerato uno strumento nella lotta alla criminalità organizzata, la cui attività è caratterizzata da due momenti principali: quello dell’acquisizione di ricchezze mediante atti delittuosi e quello successivo della «pulitura», consistente nel far apparire leciti i profitti di provenienza delittuosa.

Caratteristiche del fenomeno

Il riciclaggio costituisce un “ponte” tra la criminalità e la società civile; i flussi di denaro illecito in Italia, stimati nel nostro Paese in misura mediamente superiore al 10 per cento del prodotto interno lordo (P.I.L.), sono suscettibili di generare gravi distorsioni all’economia legale, alterando le condizioni di concorrenza ed i meccanismi di allocazione delle risorse.
Tutelare il sistema economico significa, in primo luogo, impedire il reinvestimento nel processo produttivo delle ingenti somme di capitali “sporchi” prodotti dalla criminalità organizzata, intercettandoli nel momento del loro contatto con il sistema bancario e finanziario.Di qui, l’importanza strategica della lotta al riciclaggio dei proventi criminali, specialmente nell’attuale momento storico in cui la crisi finanziaria internazionale ha portato la criminalità ad affinare la propria attitudine ad infiltrarsi nel tessuto economico legale, per acquisire a basso prezzo imprese in difficoltà economica e rendere sempre più pervasiva la sua presenza sul territorio.

Metodi di riciclaggio

In pratica riciclare denaro sporco è l'azione dell'investire i capitali illeciti in attività lecite.
Questa operazione di "lavaggio" è un servizio offerto ad esempio da quegli istituti finanziari che beneficiano del cosiddetto segreto bancario, cioè quelli che non devono rendere conto della provenienza del denaro che viene in essi depositato. In sostanza al denaro sporco viene fatta percorrere una serie di passaggi tra vari istituti, a volte passando attraverso paradisi fiscali o tramite società offshore per tornare poi pulito su un qualche conto corrente, pronto per essere usato.
Altre forme comuni di riciclaggio sono investire in beni immobili, scommettere su eventi sportivi tramite elaborati sistemi che permettono al più di perdere solo una piccolissima percentuale sulle scommesse, oppure investire in società offshore sparse nel mondo.

Effetti del riciclaggio

Il riciclaggio è in genere vietato dagli ordinamenti giuridici. Infatti, oltre alla deprecabilità delle condotte criminose a monte e il tentativo di mascherarle, esso genera anche inaccettabili distorsioni nel ciclo economico, alterando i normali meccanismi di accumulo della ricchezza e di approvvigionamento delle fonti di finanziamento.
In particolare, il riciclaggio genera fenomeni imprenditoriali che, a causa della facilità di reperimento dei capitali, sono più competitivi della concorrenza.
Operando, spesso, nel commercio al dettaglio (settore più idoneo allo scopo criminoso, perché fa largo uso di moneta contante), il riciclatore di denaro riesce a rilevare o comunque mantenere sul mercato attività poco o per nulla remunerative, il cui unico scopo è restare aperte nonostante il passivo finanziario accumulato.
In questo modo egli riesce a praticare condizioni più vantaggiose, oppure a rimanere sul mercato nonostante situazioni di sovraffollamento del settore di riferimento, o ancora a garantire trattamenti lavorativi più appetibili e vantaggiosi.
In tal modo, da un lato la criminalità falsa i naturali meccanismi di concorrenza del mercato tenendo bassi i prezzi e provocando disoccupazione, e dall'altro si garantisce un certo consenso sociale che può sfruttare per perserverare nelle finalità illecite più disparate.
Infine tali attività, poiché illegali, sono anche intrinsecamente instabili e precarie, a tutto discapito anche delle garanzie economiche di coloro che vi prestano la loro attività lavorativa.

 

GIOCO D'AZZARDO

Il gioco d'azzardo (il termine azzardo deriva dall'arabo az-zahr, che significa dado: infatti i più antichi giochi d'azzardo si facevano utilizzando dadi scommettendo sul numero che sarebbe uscito), consiste nello scommettere beni, per esempio denaro, sull'esito di un evento futuro: per tradizione le quote si pagano in contanti. Giocatore d'azzardo può essere chiunque.
Questo evento può verificarsi nell'ambito di un gioco di società come la roulette o di una gara, come le corse dei cavalli, ma in linea di principio qualsiasi attività che presenti incertezza sul risultato finale si presta a scommesse e quindi può essere oggetto di gioco d'azzardo. Nella rete il gioco d'azzardo prospera: esistono casinò virtuali, esistono siti con le recensioni di questi ultimi, comunità di giocatori e forum di discussione dedicati ad appassionati scommettitori.

I casinò

Uno dei modi in cui il gioco d'azzardo può essere svolto è tramite i casinò. Giochi tipici dei casinò sono: roulette, blackjack, chemin de fer, slot machine e il baccarat.
I giochi d'azzardo dei casinò e i sistemi di quote delle agenzie di scommesse sono organizzati in modo da favorire il banco, garantendo di fatto alla gestione, per la legge dei grandi numeri, un introito praticamente certo, asintoticamente certo e proporzionale al numero dei giocatori e all'entità delle puntate. Infatti per la legge dei grandi numeri, dall'altra parte del tavolo più a lungo un giocatore gioca, più denaro in media perderà. In taluni giochi esistono strategie confortate da basi matematiche, quali il Blackjack. In altri giochi, quale il baccarat, le slot machine o il pachinko queste strategie non esistono nemmeno basate sul buon senso, poiché il giocatore nel primo non prende alcuna decisione in merito agli eventi, che potrebbero essere manipolati, nel secondo gli eventi sono equiprobabili, quindi non manipolabili. Ed è così che soprattutto negli USA esistono dei professionisti del gioco. Esistono anche i bari, i quali adottano trucchi e spesso violano le regole per vincere.

Le scommesse

La scommessa viene effettuata tra due o più giocatori su un evento esterno ai giocatori, ossia la scommessa non deve riguardare la volontà di uno dei giocatori altrimenti si parla di affronto.Le agenzie di scommesse possono esercitare la loro attività su tutto il territorio nazionale. Dal dicembre 2001 sono state appositamente autorizzate anche agenzie che gestiscono un gioco di origine anglosassone, bingo, così chiamato dall'esclamazione di un cittadino americano dei primi del Novecento, basato su 90 numeri. Esempi di giochi d'azzardo molto diffusi sono il Lotto, il Totocalcio, il Tototris, il Superenalotto. Da decine d'anni si può scommettere anche su eventi come i festival musicali (Sanremo ed Eurovision Song Contest) e sui reality.

Patologia

Il gioco d'azzardo può diventare una vera e propria patologia, detta "gioco d'azzardo patologico", diagnosticabile e curabile attraverso un'adeguata psicoterapia. Questa patologia spinge a giocare in maniera compulsiva, per vivere l'eccitazione del rischio, che spesso è tanto più forte quanto più alta è la posta: anche se le persone sanno come funziona il mondo del gioco d'azzardo, continuano a giocare senza riuscire a fermarsi, che stiano vincendo o perdendo, finché non hanno perso tutto. Per questo spesso si ritiene che il malato di gioco d'azzardo non giochi per vincere, ma per perdere.

Situazione in Italia

In Italia la legislazione permette il gioco, le scommesse e le lotterie solamente se autorizzate dall'autorità pubblica. Il gioco d'azzardo è in generale vietato nei locali pubblici, secondo la tabella dei giochi proibiti.
Secondo l'ordinamento italiano non è possibile adire l'autorità giudiziaria per obbligare alcuno a saldare debiti di gioco. In particolare l'art. 1933 del C.C. qualifica il debito di gioco come obbligazione naturale: secondo tale disposizione, non compete azione per il pagamento di un debito di giuoco o di scommessa, anche se si tratta di un giuoco o di una scommessa non proibiti. L'ordinamento italiano si limita ad assicurare al creditore di un debito di gioco la minima protezione accordata ai creditori di obbligazioni naturali: quindi, se il debitore decide di non pagare, non è possibile obbligarlo per mezzo della legge, ma a chi abbia pagato un debito di tale origine senza che il gioco fosse "truccato" la legge non riconosce il diritto di chiedere la restituzione della somma, a meno che il giocatore non sia incapace.

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