ASSO 28, VIOLATE LE CONVENZIONI INTERNAZIONALI.

ASSO 28, PERCHÉ IL RESPINGIMENTO IN LIBIA DEI MIGRANTI VIOLA LE CONVENZIONI INTERNAZIONALI.

31 luglio 2018 – di Giorgio Tabani

Secondo Gianfranco Schiavone di Asgi il caso dei 108 migranti soccorsi e riportati in Libia dalla nave commerciale italiana Asso Ventotto configura tre tipologie di violazioni delle norme internazionali:

– RESPINGIMENTO COLLETTIVO,

– MANCATO ACCESSO ALLA PROCEDURA D’ASILO

– ESPOSIZIONE AL RISCHIO DI TORTURA.

“Oltre che vietato dalle convenzioni internazionali, il respingimento dei migranti favorisce il traffico di esseri umani, operazioni perfettamente in linea con gli interessi dei trafficanti”.

A dirlo è Gianfranco Schiavone vicepresidente dell’Asgi-Associazione studi giuridici sull’Immigrazione, rispetto alla vicenda della Asso Ventotto, la nave italiana di supporto a una piattaforma petrolifera che ha soccorso un gommone con 108 persone a bordo e ha poi riportato i migranti in Libia.

PERCHÉ UNA NAVE ITALIANA NON PUÒ RIPORTARE IN LIBIA I MIGRANTI SOCCORSI IN MARE?

Sono tre le ragioni principali per cui questo non può avvenire.

Innanzitutto nessun porto libico può essere considerato un “porto sicuro” ai sensi della normativa internazionale sui salvataggi in mare, in particolare secondo la convenzione Sar. Il porto sicuro è quello in cui viene garantito l’accesso ai diritti fondamentali, mentre in Libia non viene prestato nemmeno un soccorso di tipo materiale ai migranti riportati indietro, come pure sarebbe previsto.

La seconda ragione è che siamo di fronte a un respingimento collettivo, vietato dall’articolo 4 del quarto Protocollo addizionale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu). Questa prevede che ogni eventuale respingimento si possa attuare solo dopo aver esaminato le posizioni di ogni singolo individuo e aver permesso l’accesso alla procedura d’asilo. In questo caso, invece, nulla di tutto questo è stato fatto, nulla sappiamo di queste persone e del loro eventuale diritto a chiedere protezione internazionale.

Terza ragione è la violazione dell’articolo 3 della Cedu, relativi al divieto di tortura, che si deve intendere come un divieto di esposizione al rischio di tortura. Questo rischio è presente in Libia qualunque sia la condizione delle persone respinte.

Occorre infatti ricordare che non esiste alcuna protezione giuridica, tutti i migranti sono considerati immigrati illegali.

Tutti sono per questo destinatari di misure di incarcerazione e trattenimento in centri che, se va bene, sono gestiti dalle autorità locali (o meglio sedicenti tali, in quanto non esiste un governo), ma in larghissima parte dipendono da bande armate e milizie che in molti casi sono le stesse che poi organizzano i viaggi verso l’Europa: le stesse persone che sono state fatte partire vengono poi al rientro incarcerate, vengono estorti nuovi fondi ai loro familiari e così via.

Il respingimento in realtà aumenta il traffico di esseri umani, si tratta di operazioni perfettamente in linea con gli interessi dei trafficanti.

COME SI PONE IL CASO DELLA NAVE ASSO VENTOTTO RISPETTO ALLA SENTENZA SUL CASO HIRSI?

La situazione di oggi è del tutto assimilabile al caso Hirsi del maggio 2009, per il quale l’Italia è stata condannata dalla Corte europea sui diritti dell’uomo.

Siamo infatti di fronte alla stessa tipologia di violazioni: respingimento collettivo, mancato accesso alla procedura d’asilo e esposizione al rischio di tortura.

La differenza sta solo nel fatto che il respingimento stavolta non è stato materialmente eseguito da una nave militare italiana, come fu in quel caso, ma da una nave commerciale. Per questo è essenziale capire il ruolo svolto dalle autorità italiane in questa vicenda.

LA ASSO VENTOTTO È INFATTI UNA NAVE COMMERCIALE ITALIANA IN ACQUE INTERNAZIONALI, QUESTO POTREBBE CAMBIARE LE COSE?

Ogni nave commerciale battente bandiera italiana è sottoposta alla giurisdizione italiana in acque internazionali, quindi sussistono tutte le norme (e le violazioni) citate in precedenza.

Ciò che resta da capire è appunto il ruolo del Centro di coordinamento e soccorso di Roma. Mi pare però evidente, per come si sono svolti i fatti, che le autorità italiane abbiano detto alla nave di chiamare i libici.

In quel caso l’intera catena delle violazioni sarebbe da attribuire in primo luogo alla autorità italiane.

Il Maritime Rescue Coordination Centre (Mrcc) di Roma deve ora chiarire in modo ufficiale come sono andati i fatti.

IN ACQUE INTERNAZIONALI, CHI HA LA RESPONSABILITÀ DI PRENDERE LA DECISIONE SU DOVE PORTARE I MIGRANTI?

Ad essere responsabile è sempre l’Mrcc, secondo la Convenzione Sar. Se il centro di Roma, e quindi l’Italia, ha dato indicazioni di andare in Libia sicuramente il comandante avrebbe potuto e, anzi, dovuto disattendere queste indicazioni.

Non lo ha fatto, ma la responsabilità primaria rimane di chi ha dato l’indicazione di andare in Libia.

In caso contrario la responsabilità ricadrebbe tutta sul comandante, anche se mi sento di escludere che un comandante di una nave commerciale italiana non abbia chiamato il centro di soccorso italiano, sarebbe sorprendente e non avrebbe avuto senso.

COSA È CAMBIATO NEI SOCCORSI CON IL RICONOSCIMENTO DELLA ZONA SAR LIBICA?

Non esiste alcun riconoscimento della zona di SEARCH AND RESCUE (SAR) libica, ma solo pure dichiarazioni politiche.

L’Organizzazione marittima internazionale (IMO) non ha mai riconosciuto la Sar libica, in quanto non ci sono le condizioni per riconoscerla e, d’altronde, tutte le dichiarazioni dell’Unione europea vanno nella direzione di negare l’esistenza di un porto sicuro sul territorio libico.

“MAI PIU’ FASCISMI”

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CAMPAGNA “MAI PIÙ FASCISMI”

Campagna raccolta firme

“Mai più fascismi” è un appello lanciato a Roma all’inizio di gennaio da 23 associazioni, sindacati e partiti politici per estirpare qualsiasi forma di ritorno al passato.

Nel web e nella realtà crescono sigle, organizzazioni neofasciste e neonaziste che promuovono ideali in contrasto con i valori democratici del Paese. Esse diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell’odio verso chi bollano come diverso, del razzismo e della xenofobia, a ottant’anni da uno dei provvedimenti più odiosi del fascismo: la promulgazione delle leggi razziali.

E’ necessario dare una risposta umana a tali idee disumane affermando un’altra visione delle realtà che metta al centro il valore della persona, della vita, della solidarietà, della democrazia come strumento di partecipazione e di riscatto sociale.

La campagna “MAI PIU’ FASCISMI” si chiuderà a Roma il prossimo 2 giugno 2018 con una grande manifestazione nazionale promossa dal Comitato.

 

SE DESIDERATE SOTTOSCRIVERE QUESTO APPELLO CI VEDIAMO SABATO 5 MAGGIO E SABATO 12 MAGGIO DALLE ORE 15.30 ALLE ORE 18.30 PRESSO IL BANCHETTO COLLOCATO SOTTO I PORTICI DEL COMUNE DI BIELLA IN VIA ITALIA.

La raccolta firme è organizzata da: ACLI, ANPI, ARCI, CGIL, CISL, UIL e LIBERA

 

Comitato Promotore:

Acli – Aned – Anpi – Anppia – Arci – Ars – Articolo 21 – Cgil – Cisl – Comitati Dossetti – Coordinamento Democrazia Costituzionale – Fiap – Fivl – Istituto Alcide Cervi – L’altra Europa con Tsipras – Libera – Liberi e Uguali – Liberta’ e Giustizia – Pci – Pd – Prc – Uil – Uisp

 

per maggiori INFO vedi sito ANPI

CALORE UMANO – 6° CAMPAGNA DI SOLIDARIETA CON LE ARANCE DI LIBERA TERRA – NATALE 2017

“CALORE UMANO” – NATALE 2017 6° Ca01_cu6_9x10mpagna arance biologiche di Libera Biella

IL BUON RACCOLTO DALLE TERRE LIBERE DALLE MAFIE

Questa estate, numerosi sabotaggi mafiosi hanno cercato di compromettere il lavoro ed il futuro della Cooperativa Sociale Valle del Marro – Libera Terra. (VIDEO)

Il cambiamento che genera chi riutilizza e coltiva le terre confiscate alla criminalità organizzata dà molto fastidio alle mafie perché oltre a costruire opportunità di lavoro vero, tutelato, libero da logiche di ricatto mafioso, coltiva coraggiosamente anche le coscienze.

Il “buon raccolto delle arance biologiche prodotte dalle terre libere dalle mafie” si farà nelle prossime settimane e, seppure leggermente aumentato nel prezzo per compensare i danni provocati dai sabotaggi mafiosi, si conferma come il segno visibile della speranza, a cui si affianca l’altro grande segno, quello del consumo critico e “corresponsabile”.

UN LETTO AL POSTO DI UNA PANCHINA

Caritas insieme ad altri promotori contribuisce anche quest’anno a offrire, con la campagna EMERGENZA FREDDO, un’ accoglienza notturna temporanea, a tutte quelle persone “invisibili” ed in costante aumento che dormono all’addiaccio. La crisi continua a lasciare ai margini le figure più fragili ed è necessario aiutarle almeno ad affrontare l’emergenza freddo.

 

Per questo LIBERA BIELLA in concomitanza con il NATALE 2017 propone la sesta campagna di solidarietà “CALORE UMANO”. Come già negli ultimi tre anni chi lo desidera può acquistare, al costo di 3,30 € al kg, arance biologiche prodotte dalla Cooperativa Sociale Valle del Marro – Libera Terra che, a Polistena, in provincia di Reggio Calabria, opera su terre confiscate alle mafie.

In questo modo, dividendo il ricavato in parti uguali, si darà un sostegno sia

alla Cooperativa “Valle del Marro” che alla campagna “EMERGENZA FREDDO”.

Inviare a LIBERA BIELLA le richieste di arance biologiche entro e non oltre giovedì 07 dicembre 2017 indicando il proprio nome, una mail ed un cellulare di riferimento.

Riferimenti mail: biella@libera.it oppure sms a 3202375451

Le arance saranno distribuite domenica 17 e lunedì 18 dicembre,

dalle ore 16.30 alle 19.00, nella sede di Libera in Via Orfanotrofio 14 Biella

Non ci sono preclusioni su tipo di ordine tuttavia, considerato che la cooperativa Valle del Marro consegna le arance biologiche in cassette da 8kg, per motivi di praticità sono graditi ordini di cassette intere da 8 kg o di mezze cassette da 4 kg.

 

 

ANTICORRUZIONE POPOLARE

lok_01 L’ANTICORRUZIONE DELLE ISTITUZIONI E LA CITTADINANZA MONITORANTE:

MODELLI DI PREVENZIONE A CONFRONTO

 

Martedì 21 novembre –

Sala delle cerimonie interna al Ricetto di Candelo h. 21.00

intervengono:

Leonardo Ferrante (Gruppo Abele – Libera)

e Francesco Vignola – Avviso Pubblico

 

“La corruzione va anzitutto prevenuta, anticipandola prima che si compia, costruendo un apparato pubblico dalle mura di vetro, anzi di cristallo infrangibile, dove tutto sia osservabile e valutabile da tutti, ma con porte blindate per assicurare protezione dai ladri, rendendo il vivere collettivo (e la cosa pubblica) inospitale per i corruttori, inaccettabile ai corrotti, indisponibile alle mafie”.  Tratto da ANTICORRUZIONE POP – è semplice combattere il malaffare se sai come farlo – Edizioni Gruppo Abele.

Avvicinandoci aI 9 dicembre, Giornata Internazionale Contro la Corruzione istituita dalla Nazioni Unite nel 2003, Libera ed Avviso Pubblico promuovono una serata di confronto e dibattito sul tema “L’anticorruzione delle istituzioni e la cittadinanza monitorante: modelli di prevenzione a confronto“.

All’incontro che si svolgerà alle ore 21.00 di martedì 21 novembre a Candelo, presso la Sala delle cerimonie interna al Ricetto parteciperanno Francesco Vignola referente per la formazione civile contro le mafie di Avviso Pubblico e Leonardo Ferrante referente nazionale del settore Anticorruzione civica e cittadinanza monitorante di Libera e del Gruppo Abele.

Biella 01 novembre 2017

Domenico Cipolat – Referente del Coordinamento di Libera Biella

Stefano Ceffa – Referente del Coordinamento biellese di Avviso Pubblico

Biella

Via Orfanotrofio 14

Associazione "No Mafie Biella" - Via Orfanotrofio 14 - 13900 - Biella - C.F.: 90055970025 - mail info@nomafiebiella.it