Il presidio Springer-Azoti

IL PRESIDIO SPRINGER AZOTI

Si tratta del primo Presidio di Libera costituito a Biella. Nasce l’ 8 maggio 2007 a Biella, all’istituto Tecnico Statale per Geometri  e Periti Agrari ” Vaglio Rubens”.
Ne fanno attualmente parte, circa quaranta persone: insegnanti, studenti, impiegati, liberi professionisti, Universitari.

IL NOME : PRESIDIO SPRINGER – AZOTI

Due nomi apparentemente “estranei” tra loro: Elisa Springer e Nicolo Azoti.
In realtà un lungo cammino degli studenti dell’istituto Vaglio Rubens di Biella che parte dal primo e arriva con il secondo nome alla sua prima meta.
Tutto è iniziato il 18 gennaio 2003 quando per la prima volta l’esile figura di una sopravvissuta ad Auschwitz ha portato la sua tragica testimonianza alla “Giornata della Memoria” organizzata per ricordare le vittime dell’Olocausto.
Elisa Springer, tornata una seconda volta nella nostra scuola, ha lasciato un messaggio indelebile a noi ragazzi: la richiesta di costruire, dopo “la notte” dei campi di sterminio, un mondo Migliore fatto di Speranza, di Pace e di Fratellanza.
E’ per questo che la nostra “Giornata della Memoria” è diventata anche “Giornata della Pace”.
E per dare gambe alla Pace è necessario l’impegno, l’attenzione ai problemi sociali, alle quotidiane violenze che ci circondano e ci coinvolgono.
Le parole dei testimoni, Adriana Nicolo, Roberto Ragosa, Marcello Martini, Pio Bigo, Beppe Marasso, di Monsignor Bettazzi, Helga Schneider, Don Ciotti, Ferruccio Maruffi, l’appello dei ragazzi di Locri, Margherita Asta, Italo Spada, il riscatto della memoria del padre Nicolò, ucciso dalla mafia, di Antonina Azoti: un unico filo che lega il nostro cammino di presa di coscienza ci ha portato a far nascere a Biella il primo Presidio di Libera.
Ecco la nostra prima meta: un Presidio che non può non avere come nome quello di due persone legate a noi dal riscatto della Memoria delle vittime dell’Olocausto e della Mafia: ELISA SPRINGER E NICOLO’ AZOTI.

 

Elisa Springer

L'Olocausto raccontato da una mamma

Aveva ventisei anni quando venne arrestata e deportata ad Auschwitz con il convoglio in partenza da Verona il 2 agosto 1944. Salvata dalla camera a gas grazie al generoso gesto di un kapò, Elisa vive e sperimenta tutto l’orrore del più grande campo di sterminio nazista. Ben presto ridotta a una larva umana, umiliata e offesa, anche nel corso dei successivi trasferimenti a Bergen Belsen, il campo dove morì tra gli altri Anna Frank, e a Theresienstadt, riuscirà a tenere vivo nel suo animo il desiderio di sopravvivere alla distruzione.

La sua forza e una serie di fortunate coincidenze, le consentono di tornare fra i vivi, dapprima nella sua Vienna natale poi in Italia, dove, all’inizio della persecuzione nazista contro gli ebrei d’Europa spinta dalla madre, aveva cercato rifugio. Da questo momento e per cinquant’anni la sua storia cade nel silenzio assoluto: nessuno sa di lei, conosce il suo dramma; nessuno vede (o vuole vedere) il numero della marchiatura di Auschwitz che Elisa tiene ben celato sul braccio sotto un cerotto. Il mondo avrebbe bisogno della sua voce, della sua sofferenza ma le parole non bastano a raccontare il senso del suo dramma infinito e sempre vivo.
La sua vita si normalizza, nasce un figlio.

In quegli anni è proprio la maternità il segno della riscossa contro i carnefici.
Cinquant’anni dopo proprio questo figlio, Silvio, vuole capire, sapere e lei, per amore di madre, ritrova le parole che sembravano perdute.
Unico caso al mondo di un silenzio così profondo che si interrompe con il racconto della storia della sua drammatica vita, “morte” e rinascita.

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Nicolò Azoti

Sindacalista ucciso dalla mafia a 37 anni

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Nicolò Azoti nacque a Ciminna in provincia di Palermo, il 13 settembre del 1909 da Melchiorre e da Orsola La Dolce ed era il quarto di sette figli. Nel 1917, quando la sorella maggiore Ninetta fu chiamata a svolgere la professione di ostetrica o Baucina, tutta la famiglia si trasferì mettendo radici nella nuova residenza. Nel 1918, quando il padre morì Nicolò era un bambino di appena nove anni. Nonostante la giovanissima età era già in grado di eseguire brani musicali da solista con diversi strumenti ed il maestro del corpo bandistico di Baucina, Francesco Genovese, doveva tenerlo alto sulle braccia perché raccogliesse gli applausi della folla incredula.

Si dedicò all’ebanisteria, attività che gli permetteva di soddisfare la sua creatività. Era un uomo eclettico e ricco di interessi: musica, canto, sport fisico, caccia, lavoro e amici riempivano la sua vita.
 Partecipò alla seconda guerra mondiale e alla colonizzazione dell’Africa. Nel 1939 sposò Antonina Mauro da cui ebbe due figli:Giuseppe ed Antonella. Fu proprio in quegli anni, in quei difficili anni ’40 che il suo impegno si concentrò sulle condizioni di vita dei contadini e dei lavoratori in genere, impegnandosi per la riforma agraria in Sicilia, auspicando leggi più giuste che riconoscessero e garantissero, ai lavoratori, diritti e dignità fino ad allora negati e calpestati.

Divenne Segretario della Camera del Lavoro di Baucina, fondò l’ufficio di collocamento, progettò la costituzione di cooperative agricole.Ma le sue idee innovative e rivoluzionarie troppo contrastavano con il consolidato sistema feudale che in esse vide un’insidia pericolosa. Pertanto, come sarebbe stato fatto per altri sindacalisti, fu colpito la sera del 21 Dicembre del 1946 alle ore 23 circa, mentre, accompagnato da due amici, percorreva la strada che dalla Camera del Lavoro lo portava a casa. Morì dopo due giorni di agonia lasciando la moglie trentenne e i figli in tenerissima età.

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